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Il personaggio di Bruto Saraccini č l'estrema proiezione autobiografica di Paolo Volponi, scrittore e manager di vertice (prima alla Olivetti, responsabile del personale e delle relazioni aziendali, in seguito alla Fiat, da consulente), cosi come Le mosche del capitale, edito da Einaudi nel 1989, č tanto un drammatico bilancio personale quanto l'allegoria di un universo in frenetica trasformazione. Oggetto del romanzo č il collasso dell'industria quale bene pubblico e base dello sviluppo democratico del Paese, č il nuovo ordine politico-economico che privatizza i profitti mentre socializza i costi della sua illimitata voracitŕ, č infine l'era del capitale finanziario che trionfa su qualunque attivitŕ, quasi disponesse di una propria metafisica e di un dispositivo di legittimazione teologica. Allievo e collaboratore di Adriano Olivetti, cui il libro č dedicato, lo scrittore intuisce che il rapporto fra l'industria e la Polis si č definitivamente chiuso; amico e compagno di via di Pasolini, č costretto a riconoscere che ogni potenziale di Progresso si č tradotto nella pura dinamica dello Sviluppo, quasi che l'obbligo ai consumi avesse surrogato la democrazia. (Dalla prefazione di Massimo Raffaeli)
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