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Catastrofe e Stato (1939-1951) racconta come una tragedia europea diventa architettura politica in Medio Oriente. Il volume segue il passaggio dalla Shoah alla nascita dello Stato d'Israele attraverso documenti e procedure: dai campi profughi ai voti dell'ONU, dalla partizione alle linee d'armistizio, fino alla tzena che trasforma la penuria in bilanci, tessere, listini e convogli. La legittimazione internazionale non è un atto simbolico ma una contabilità: quanti entrano, dove alloggiano, quando lavorano, come si finanziano pane, kerosene e scuole.
Il libro intreccia diplomazia e amministrazione: commissioni miste e verbali UNTSO, dibattiti della Knesset, Law Reports sulle regole d'emergenza, registri UNRWA e Abstract statistici restituiscono un dopoguerra fatto di orari, mappe e moduli. Ne emergono le fratture della nuova statualità-tra promessa di uguaglianza e provvisorietà normativa, tra centro e periferia, tra sicurezza e routine di confine-e la controversia sulle riparazioni tedesche, dove la memoria si misura in navi di grano, acciaio e macchinari.
Con una scrittura asciutta e documentaria, il volume mostra come la cittadinanza si costruisca per atti-registrazioni, scuole di transito, lavori pubblici-e come la "questione dei rifugiati" si istituzionalizzi in campi e fascicoli che ancora oggi definiscono linguaggi e limiti del possibile. Destinato a chi studia storia contemporanea, relazioni internazionali e politiche pubbliche, il libro propone una chiave concreta: leggere la nascita dello Stato non solo nelle dichiarazioni, ma nelle tabelle, nelle rotte e nelle pratiche che hanno tenuto insieme sopravvivenza, diritto e governo.