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Il silenzio dei padri nasce da una storia rimasta a lungo incompleta, custodita più nel silenzio che nella memoria condivisa.
Tutto ha inizio con una visita inattesa: una donna di un istituto storico bussa alla porta di Roberto Zen per chiedere informazioni su suo padre, Giovanni. È un nome che, pur appartenendo alla sua vita, non è mai stato davvero pronunciato. Di quell'uomo Roberto conosce solo ciò che è visibile: il lavoro, il corpo segnato, il carattere riservato. Non conosce la sua storia.
Da quella soglia si apre una frattura. Attraverso documenti, archivi e testimonianze indirette emerge progressivamente la vicenda di Giovanni Zen: nato nel 1910 in un contesto contadino del Veneto, cresciuto nel lavoro e nella disciplina, richiamato alle armi e travolto dagli eventi successivi all'8 settembre 1943.
Catturato dalle truppe tedesche, Giovanni diventa uno degli Internati Militari Italiani: uomini privati di ogni tutela giuridica, costretti al lavoro nei territori controllati dal Terzo Reich. La sua esperienza si sviluppa tra spostamenti forzati, lavoro coatto e sopravvivenza quotidiana, fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa e al successivo impiego nelle miniere jugoslave, anche oltre la fine ufficiale della guerra.
Al ritorno, Giovanni ricostruisce una vita ordinaria, riprende il lavoro e la dimensione familiare, ma sceglie di non raccontare. Il silenzio non è rimozione, ma una forma di protezione: un modo per continuare a vivere senza riattraversare ciò che non può essere detto.
La ricerca del figlio non restituisce una narrazione lineare, ma una struttura fatta di frammenti, vuoti e interruzioni. Dove i documenti si fermano, si apre uno spazio che non può essere colmato con spiegazioni.
È in questo spazio che il libro trova la sua forma: accanto alla ricostruzione documentale, la narrazione assume la voce di Giovanni, restituendo in prima persona un'esperienza mai raccontata.
Attraverso questa doppia prospettiva - la ricerca del figlio e la voce restituita del padre - il libro si muove tra memoria individuale e storia collettiva, interrogando ciò che resta quando le esperienze più profonde non trovano voce.
La vicenda di Giovanni Zen si inserisce nella storia più ampia degli Internati Militari Italiani, una pagina ancora marginale del Novecento italiano.
Più che ricostruire un passato, Il silenzio dei padri attraversa una vita per restituire il peso di ciò che non è stato detto.
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