Chiudi gli occhi lettore.
Chiudi gli occhi e immagina.
Immagina una terra di brughiere selvagge e maestose scogliere a picco sul mare.
La bruma sottile e umida avvolge tappeti di soffice erica e grappoli di ginestroni dorati.
L'aria fredda, intrisa dell'odore salmastro di alghe seccate al sole e salsedine, sferza pungente la pelle del viso.
Regni invisibili e segreti baluginano sospesi nella luce morbida del crepuscolo.
Qui, tra la nebbia di latte e il potente canto delle maree, una ninna nanna si leva dal folto del bosco. Danza questa voce di creatura ultraterrena sul filo invisibile che separa i mondi, mentre l'oscurità della notte avanza con le sue dita di tenebre e di luna.
E racconta.
Racconta una storia antica e dimenticata.
Deirín dé, Deirín dé,
Tá an gabhairín oíche amuigh san
bhfraoch.
Deirín dé Deirín dé,
Tá an bunán donn ag labhairt sanBhféith.È allora che l'anima abbandona il corpo e risale verso le dimensioni sottili del non visibile, del non udibile.
Che cosa c'è dopo la morte? Permettimi di raccontartelo.
Un nome, un destino.
È possibile che il legame sia così profondo e atavico da determinare eventi intersecati in una trama dal disegno ineluttabile?
È la notte del solstizio d'estate quando Selene, guaritrice esperta nell'uso delle erbe, trova una bambina appena nata, avvolta in un intreccio di fiori e foglie. Una creatura dagli occhi luminosi dello stesso colore dell'ambra e la pelle talmente chiara da sembrare trasparente. Un dono delle fate, pensa la donna, mentre la raccoglie tra le braccia. E nonostante qualcuno la additi come figlia del demonio, Selene la tiene con sé, chiamandola Deirín che nella lingua di quella terra di nebbia e di vento rappresenta la farfalla d'oro, l'anima, lo spirito che lascia il corpo dopo la morte. Selene la cresce come fosse sua, insegnandole antichi saperi e pratiche tramandate da una stirpe di donne sagge e sapienti, medichesse, incantatrici, streghe.
Schiva e solitaria, ossessionata dall'abbandono della madre, Deirín passa il tempo scorrazzando nei boschi e nella brughiera a parlare con le fate e le creature che vivono negli alberi. Perché lei vede. Lei ha il dono della seconda vista, per questo Selene la nasconde dalla gente del villaggio e da chi potrebbe farle del male.
Ma nel folto del bosco una forza oscura la sta chiamando.
E quando Selene viene arrestata con l'accusa di stregoneria, Deirín si ritroverà sola, costretta a scappare nel folto del bosco. Lì l'oscurità la cerca, si nasconde nei suoi sogni, nello sguardo enigmatico della civetta, nei contorni rotondi di uno specchio, tanto affascinante quanto pericoloso, perché in grado di condurre alla pazzia e di risucchiare l'anima di chi vi fissa il proprio riflesso. E Deirín lo sa. Ma ogni scelta ha il suo prezzo e il suo destino è nel suo stesso nome.
Questa è la storia di un viaggio, un viaggio dell'anima nei regni invisibili, un viaggio dell'anima dentro se stessa. Una storia che è una favola, una favola di vita, morte e rinascita.